L’emicrania raddoppia il rischio d’infarto

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Quando arriva il mal di testa la giornata si ferma a causa del dolore. Per innescarlo bastano stress, tensione, freddo ma anche qualche anomalia posturale. Sbaglia però chi sottovaluta il problema. Una ricerca pubblicata da Neurology, e dal quotidiano inglese The Telegraph, rileva che l’emicrania può essere il campanello d’allarme di altre patologie molto più serie. Chi ne soffre infatti ha il 50% di possibilità in più di subire un attacco di cuore o un ictus. A indagare il meccanismo che collega le malattie cardiovascolari alle cefalee è un’equipe di ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine statunitense. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato 6.102 persone con emicrania e 5.243 non colpite dal disturbo. Ebbene il 4,1 % delle campione affetto da emicrania ha avuto un infarto, un valore che scende all’1,9% tra chi non ha sofferto di cefalea.

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Ed è l’emicrania con aurea, cioè quella accompagnata da un dolore piuttosto acuto, pulsante e ricorrente, ad essere quella che può innescare ai disturbi cardiovascolari. In pratica, dicono gli esperti, può originare lesioni in grado di causare piccole ischemie. Inoltre, gli individui con emicrania hanno una maggiore prevalenza di fattori di rischio per le malattie cardiovascolari: ipertensione, diabete e colesterolo alto. “Oltre a questo, anche altri studi recenti – si legge nella ricerca – confermano il legame tra emicrania e una più ampia gamma di disturbi vascolari ischemici compresa l’angina, l’infarto miocardio e la rivascolarizzazione coronarica. Insomma il collegamento sembra certo, ciò che resta da chiarire è il meccanismo che mette in relazione l’emicrania con le malattie ischemiche”. E, ancora sarà importante determinare se il fattore di rischio è modificabile e se i farmaci per la prevenzione del mal di testa e gli antiaggreganti sono in grado di ridurre il rischio infarto nelle persone con cefalea.

Proprio per questi motivi, commentano i ricercatori, è necessaria maggiore attenzione sia al dolore nelle cefalee, sia alle malattie associate, per mettere a punto strategie terapeutiche multimodali che consentano di passare dalla comorbilità al co-trattamento. Secondo i dati statistici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le cefalee causano maggior invalidità rispetto ad altre gravi patologie neurologiche quali l’epilessia, la sclerosi multipla e il morbo di Parkinson, e colpiscono soprattutto le donne, il 18 per cento sul totale della popolazione e il 25 di quelle in età fertile, mentre tocca soltanto sei o sette maschi su cento.

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Diagnosticare la malattia però non è facile: nelle persone predisposte infatti può scattare anche solo per un cambiamento climatico o per aver mangiato alcuni alimenti. Bevande alcoliche, caffè, salumi, formaggi, fritti possono scatenare un attacco, mentre carne, latte, pane, yogurt, pesce, cereali e peperoncino aiutano a limitare la frequenza del male. Ma rivolgersi a uno specialista aiuta a individuare il disturbo e limitarne la progressione. Anche se va detto che in molti lo trascurano e lo curano con rimedi fai da te.

 “Il nostro studio suggerisce che l’emicrania non è un disturbo isolato – ha detto Richard B. Lipton, Vicepresidente del Dipartimento di Neurologia, Direttore del centro Cefalea al Montefiore Medical Center e autore dello studio – e che, quando si curano le persone che ne sono affette, dobbiamo stare molto attenti ad individuare e trattare i loro fattori di rischio cardiovascolare”.

L’emicrania raddoppia il rischio d’infartoultima modifica: 2010-02-23T15:00:00+01:00da tamy_dolceamara
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